AFRICA SUBSAHARIANA E AUSTRALE
I paesi appartenenti a quest'area
geografica rappresentano la quasi totalità del Gruppo ACP (Africa, Carabi
e Pacifico), Gruppo formatosi ufficialmente nel 1975 con l'accordo di Georgetown
che, attraverso Accordi di associazione e cooperazione, siglati nell'ambito
delle Convenzioni di Lomé, ora sostituite con il nuovo Accordo di Partenariato
di Cotonou, sono legati all'Unione Europea.
La cooperazione ACP-UE risale alla nascita del Trattato di Roma e si inserisce
nell'ambito della politica di cooperazione allo sviluppo perseguita dall'Unione
Europea.
La prima Convenzione di Lomè fu firmata nel 1975, aveva validità
quinquennale e seguiva le precedenti Convenzioni di Yaoundé (1963-1969).
Ad essa hanno fatto seguito altre tre Convenzioni: due con validità quinquennale
(1975-1980; 1985-1990) ed un'altra con validità decennale (1990-2000).
Il sistema delineato da queste Convenzioni si pone come obiettivo la realizzazione
una solida cooperazione tra l'UE ed i Paesi ACP volta a coprire diversi settori:
da quello politico a quello commerciale ed a quello finanziario e tecnico.
La cooperazione commerciale è stata realizzata mediante l'istituzione
di un sistema di preferenze generalizzate (SPG) che prevede la concessione ai
Paesi in via di sviluppo di agevolazioni tariffarie, senza reciprocità.
Il sistema delle preferenze generalizzate viene realizzato attraverso la fissazione
di contingenti di esportazione, per ogni singolo stato ACP, superati i quali
vengono applicati i normali dazi doganali.
La cooperazione finanziaria si realizza sia attraverso il finanziamento
di progetti e programmi di sviluppo economico, tecnico e sociale con l'ausilio
del Fondo Europeo di Sviluppo (FES), sia attraverso dei sistemi di stabilizzazione
dei proventi delle esportazioni di prodotti primari. A tal proposito sono stati
istituiti due meccanismi di regolamentazione: lo Stabex il cui scopo è
quello di stabilizzare i proventi delle esportazioni di determinati prodotti
agricoli originari degli Stati ACP, ed il Sysmin che invece è diretto
a stabilizzare i proventi delle esportazioni dei prodotti minerari.
La cooperazione tecnica si basa, oltre che sul sostegno finanziario,
anche sulla cooperazione industriale ed agricola.
Il
nuovo accordo di Partenariato ACP-UE
L'Accordo di Cotonou, concluso
il 3 febbraio 2000 a Bruxelles e firmato il 23 giugno 2000 a Cotonou (Benin)
segue ai cinque accordi sopra indicati tra gli Stati dell'Unione Europea e quelli
appartenenti al gruppo ACP e rappresenta il più grande quadro finanziario
e politico per la cooperazione Nord-Sud.
Il nuovo Accordo ha durata ventennale, una dotazione finanziaria pari a 25 miliardi
di Euro e si traduce in termini pratici nella decisione di:
- rafforzare la dimensione politica della cooperazione attraverso l'introduzione
del concetto di buon governo e buona gestione degli affari pubblici;
- coinvolgere nel partenariato nuovi attori, soprattutto il settore privato
e la società civile;
- favorire la lotta contro la povertà non attraverso un approccio caritativo,
ma mediante una serie di interventi volti a favorire la crescita economica dei
paesi ACP.
Il raggiungimento di questi tre obiettivi si colloca all'interno di un nuovo
quadro commerciale e finanziario.
Il nuovo quadro commerciale
previsto dall'Accordo è così strutturato:
2000-2008: periodo
preparatorio in cui verrà mantenuto il regime commerciale attuale. A
tal fine l'assemblea paritaria ACP-UE ha chiesto alla Comunità internazionale
di sostenere la richiesta avanzata dall'UE, che mira ad ottenere una deroga
in seno all'OMC che consenta all'Unione Europea di mantenere il trattamento
preferenziale per i prodotti provenienti dai Paesi ACP, senza essere costretta
ad estendere la clausola della reciprocità ai prodotti analoghi provenienti
da altri membri dell' OMC.
2002-2008: negoziato dei nuovi Accordi di Partenariato Economico Regionale
(APER) volti alla creazione di aree di libero scambio fra l'UE e le aree regionali
dei paesi ACP;
2008-2020: messa in opera delle zone di libero scambio subregionali.
I negoziati per la stipulazione degli APER saranno avviati inizialmente solo
con quei paesi ACP che saranno pronti ad affrontare questa nuova realtà
commerciale. Per i Paesi Meno Avanzati (c.d. PMA), che non saranno in grado
di stipulare tali accordi, l'Accordo prevede comunque l'esenzione doganale per
quasi tutti i prodotti originari entro il 2005.
Il nuovo quadro finanziario prevede una maggiore flessibilità nell'utilizzo
dei fondi del FES (Fondo Europeo Sviluppo che dal 1972 finanzia i progetti realizzati
all'interno della politica di cooperazione allo sviluppo). Verrà effettuata
una revisione periodica (quinquennale) che permetterà di adeguare costantemente
la strategia di sostegno ai Paesi ACP in base alle esigenze che di volta in
volta si presenteranno, evitando così una dispersione dei fondi.
L'Accordo di Cotonou è finanziato dal IX FES, la cui dotazione
finanziaria complessiva ammonta a 25 miliardi di EURO (13,5 miliardi
per il periodo 2000-2005 + 9,9 miliardi di Euro come residuo del precedente
FES, cui si aggiungono 1,7 miliardi di euro forniti dalla BEI sotto forma di
prestiti concessi sulle proprie risorse).
I finanziamenti per il settore privato saranno gestiti in parte dalla Commissione
europea, in parte dalla Banca Europea per gli Investimenti ed in parte dal CDE
(Centre de Developpement d'Entreprise) che sostituisce il CDI.
Strategia per lo Sviluppo del settore privato: misure di accompagnamento
Una delle peculiarità del nuovo accordo di partenariato ACP-UE è il coinvolgimento del settore privato nell'attuazione delle misure di cooperazione attraverso strumenti espressamente destinati a favorirne lo sviluppo. In particolare l'Accordo di Cotonou ha previsto una INVESTMENT FACILITY e tre programmi specifici: EBAS; DIAGNOS e PRO INVEST:
- L'INVESTMENT FACILITY
è rivolta alle PMI, alle Istituzioni Finanziarie locali e alle Imprese
in via di privatizzazione. Si tratta di uno strumento di credito gestito dalla
BEI (Banca Europea per gli Investimenti) i cui obiettivi sono:
favorire lo sviluppo del settore privato attraverso finanziamenti di
progetti e/o imprese con validità economica;
stimolare gli investimenti intra/extra regionali ed internazionali per
progetti privati e per rinforzare le istituzioni finanziarie locali;
rinforzare i mercati finanziari locali ed incoraggiare gli investimenti
esteri.
- EBAS è un
fondo di cofinanziamento volto a finanziare i progetti di espansione delle PMI
locali, assumendo il 50% dei costi eleggibili. Il programma iniziale è
dotato di 20 milioni di euro e copre un periodo di tre anni. Operativo dal novembre
1999 esso è rivolto:
ad ogni impresa registrata all'interno di un Paese ACP che sia di proprietà
privata o in cui la maggioranza del capitale sia detenuta da interessi privati;
ad ogni associazione professionale (quali camere di commercio, sindacati
industriali o associazioni di imprese) registrata all'interno di un Paese ACP.
alle società di consulenza ed ai liberi consulenti che forniscono
dei servizi al settore privato
Le imprese o le associazioni in fase di creazione non sono invece eleggibili.
- DIAGNOS (operativo
dal 2001) mira ad identificare gli ostacoli allo sviluppo del settore privato
(legali, strutturali, istituzionali, ecc.) all'interno dei Paesi ACP. A tal
fine fornisce un supporto ai governi e alle autorità regionali affinché
questi, attraverso analisi dettagliate, elaborino soluzioni e politiche che
permettano di stabilire programmi volti a rimuovere tali ostacoli. Gli strumenti
previsti dal programma DIAGNOS sono i seguenti:
analisi dettagliata del contesto macro/micro-economico e di settori specifici
attuazione di un processo dinamico di consultazione/follow up
identificazione dei settori prioritari per azione
informazione
- PRO INVEST, in fase di preparazione, si pone come obiettivo quello di favorire la crescita degli investimenti (interni, esteri o transfrontalieri) all'interno delle regioni ACP. L'azione del programma PRO INVEST è rivolta soprattutto alle associazioni professionali, alle agenzie per gli investimenti ed anche ai consulenti locali. Il programma PRO INVEST aiuta queste associazioni ed organizzazioni a rafforzare la loro attività e le loro competenze e le apre al dialogo politico con le istituzioni nazionali e regionali. Spetterà a tali organizzazioni garantire poi la continuità e la massima durata della promozione agli investimenti.